Biblioteche digitali: cerchi e spirali

A volte, per descrivere il modo in cui funziona MLOL, uso l’espressione “innovazione a ciclo continuo”. L’espressione è forse un po’ così ma il senso è per me molto concreto: da quando abbiamo iniziato a fare MLOL nel 2009, ogni singolo giorno lavorativo è stato usato per sviluppare qualcosa di nuovo che nel giro di 6 mesi/1 anno avrebbe spostato in avanti un componente importante (contenuti, user experience, backoffice, ecc.) della piattaforma.

È il modo in cui facciamo il nostro ciclo di loop e i cicli di loop – semplificando molto – si dividono in due tipologie fondamentali: i cerchi e le spirali.

Il nostro anno lavorativo è decisamente a spirale, non a cerchio. Il cerchio è una curva nella quale dopo un ciclo di loop si ritorna sempre al medesimo punto. La spirale invece è una curva aperta descritta da un punto che ruota intorno a un centro-origine fisso (il “polo”) e il punto aumenta o diminuisce la sua distanza da questa origine in base a una determinata regola. Nel nostro caso la distanza aumenta e ogni anno siamo quindi un po’ più avanti di dove eravamo l’anno prima. La regola è data dagli investimenti che facciamo: quanto più investiamo, tanto maggiore la distanza da dove eravamo un anno prima. Archimede approverebbe la metafora.

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Ecco un elenco delle cose principali che abbiamo fatto nel 2017 e che ci fa iniziare il 2018 qualche tacca più avanti rispetto a 12 mesi fa:

  • abbiamo rinnovato tutti i portali MLOL con un nuovo front-end mobile e un nuovo backoffice, un nuovo sistema di ricerca e moltissime caratteristiche innovative (ad esempio liste di risorse anche condivisibili pubblicamente dagli utenti). Portali come EmiLib (che aggregano risorse di tante province diverse) sono nati direttamente con questa nuova interfaccia.
  • abbiamo lanciato una nuova piattaforma “white label” per MLOL Plus e l’abbiamo sperimentata o la stiamo sperimentando con partner importanti come il Salone del Libro in maggio, l’Università Federico II di Napoli (a breve) e tanti altri
  • Abbiamo lanciato un sistema di Patron Driven Acquisition con la scommessa che un tipico modello di acquisto diffuso in ambito accademico possa svilupparsi con grande beneficio anche nel settore delle biblioteche pubbliche e statali (tra i primi sperimentatori la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma)
  • abbiamo integrato in MLOL una super collezione open (precedentemente in un portale separato) curata da una redazione di specialisti in ascolto delle esigenze provenienti dalla community dei bibliotecari: a fine dicembre 2017 abbiamo superato le 760.000 risorse catalogate filtrate da un database virtuale di 150 milioni di contenuti aperti che abbiamo stimato essere disponibili in rete gratuitamente
  • abbiamo lanciato e cominciato a sperimentare “MLOL Scuola“, un sistema di biblioteca digitale calibrato sulle esigenze (anche economiche) delle scuole italiane di ogni ordine e grado: nonostante si sia solo agli inizi, le adesioni sono numerose e ben distribuite sul territorio (qui una mappa!)
  • abbiamo integrato nella nostra collezione nuovi contenuti e nuove modalità di erogazione tra cui: la ricerca Spotify; un abbonamento flat a una collezione di 800 audiolibri in streaming curata dal Narratore; abbiamo lanciato il primo grande editore in Pay Per View (Bompiani!); i dizionari Zanichelli, Oxford, Langenscheidt e di altri editori; gli ebook della e/o (la Ferrante…!), etc.
  • abbiamo sviluppato un programma di formazione per utenti e bibliotecari MLOL e per le scuole e abbiamo progettato un corso di formazione (“Digital Librarian“) per condividere con i bibliotecari italiani le competenze che sviluppiamo con la nostra esperienza di servizio: nel 2017 hanno seguito i nostri webinar oltre 4.500 persone, alle quali si aggiungono quelle che hanno partecipato a uno dei numerosi eventi formativi live che abbiamo realizzato nel corso dell’anno un po’ in tutta Italia
  • dopo un convegno su biblioteche e open data di fine 2016, abbiamo costruito una nuova piattaforma statistica che permetterà un uso sempre più sistematico ed efficiente dei dati
  • abbiamo messo in cantiere (e ne vedremo i risultati tra febbraio e marzo) una applicazione di lettura per gli ebook completamente nuova (non rinnovata, proprio nuova!)
  • abbiamo creato la versione inglese e tedesca di MLOL (guardate in alto a destra quando siete sul portale)
  • abbiamo lanciato un catalogo di ebook stranieri con oltre 850.000 titoli sia trade che academic dei principali editori di lingua inglese. La collezione di ebook MLOL è ora davvero straordinaria: 105.000 titoli commerciali in italiano, 850.000+ titoli commerciali stranieri, 321.000+ ebook nella collezione open (il totale è 1.276.000 ebook)
  • abbiamo lanciato un sistema di prestito interbibliotecario regionale in Emilia Romagna (SPIDER) che si affianca per le biblioteche di questa regione al prestito interbibliotecario nazionale (PID) già attivo da anni con grande successo su MLOL
  • abbiamo avviato il servizio MLOL in realtà importanti come la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma
  • abbiamo organizzato eventi dedicati al mondo delle biblioteche al Convegno delle Stelline, a Tempo di Libri, al Salone del Libro di Torino e abbiamo comunicato in modo continuativo su Facebook, Twitter, sul nostro blog e con la nostra mailing list
  • Abbiamo sostenuto economicamente e continueremo a sostenere iniziative come: la Fondazione LIA (“libri italiani accessibili”) alla quale aderiamo da anni) e che da quest’anno include anche l’Unione Nazionale Ciechi nel suo sistema di governance; la casa editrice del Comune di Modena “Il Dondolo” diretta da Beppe Cottafavi e che produce ebook di grandi autori italiani in accesso aperto e in esclusiva su MLOL (Walter Siti, Ugo Cornia, Marco Santagata, Marco Giusti, Edmondo Berselli e tanti altri)
  • abbiamo lavorato all’integrazione tra MLOL, VIAF e Wikipedia con effetti di questo tipo: http://www.medialibrary.it/media/ricerca.aspx?selcrea=65371
  • e poi tante, tantissime varie ed eventuali che a raccontarle tutte si renderebbe ancora più illegibile di quanto già non sia questo post
Tutto ciò è stato realizzato da:

Sono tante cose davvero, anche perché mentre le facevamo abbiamo erogato il servizio “base” alle 5.500+ biblioteche aderenti alle reti MLOL, i cui utenti nel corso del 2017 (sino ad ora) hanno preso a prestito o consultato:

  • 500.000+ ebook (esclusi gli ebook open)
  • 9 milioni+ di documenti di le altre tipologie
  • [gli utenti registrati hanno raggiunto quota 638.428 ad oggi]

E poiché la piattaforma MLOL è ben lontana dall’essere perfetta abbiamo gestito circa 1.000 richieste di Help Desk al mese con un tempo di risposta medio di 2 ore 1 minuto e un tempo di risoluzione medio dei ticket di 14 ore e 15 minuti.

Ma ha senso per un’azienda come la nostra questo movimento a spirale? La cosa non per niente scontata perché:

  • è un processo costoso: riduce i profitti (che vengono convertiti in investimenti), costringe a contenere gli stipendi e a far lavorare più persone, e nella migliore delle ipotesi a mantenere stabili i costi per il cliente che spererebbe invece di vederli diminuiti all’aumentare dei volumi. Innovare di meno significherebbe quindi avere più soldi, avere meno bisogno di apporti lavorativi aggiuntivi e poter ridurre i costi ai clienti;
  • è un processo faticoso e stressante: ci abbiamo messo anni per sintonizzarci su un ritmo sensato e con un livello di stress contenuto ma non è comunque un pranzo di gala. Ed è inoltre più faticoso per il cliente che non può mai rilassarsi sullo status quo ed è sempre costretto a qualche forma di adattamento e adeguamento al nuovo;
  • è un processo rischioso e che si ammortizza in molti anni, si tratta di una scommessa: non è detto che i clienti apprezzino la direzione in cui vai e abbiano voglia di far la fatica di seguire il nuovo tracciato, rendendo inutili gli investimenti fatti e tramutandoli in perdite.

Dunque perché farlo e non imitare invece le tantissime aziende che rilasciano novità effettive ogni 3-4-5 anni, quando va bene?

La risposta è semplice e non è di carattere “etico” o “filantropico” (in altri termini: la ragione per cui lo facciamo non è che siamo “buoni” e/o “generosi”)*. La risposta è che “biblioteca digitale” non è l’etichetta di un servizio consolidato ma il nome di un processo di trasformazione – ancora completamente in corso – che richiederà decenni di ricerca e sviluppo (ce lo ha ricordato John Palfrey in “Bibliotech“) e consisterà non tanto nella “sostituzione” del digitale ai supporti analogici ma nell’integrazione di tutte le opportunità offerte dalle tecnologie digitali nella gestione dei servizi bibliotecari nel loro insieme (ivi inclusa la consultazione di codici miniati e l’accesso a scaffale ad opere a stampa, come ci hanno spiegato Jeffrey Schnapp, David Weinberger e tanti altri esperti di digital humanities negli ultimi 10/20 anni).

Dunque investiamo in ricerca e sviluppo per essere dentro un mercato che è intrinsecamente un mercato di ricerca e sviluppo (se vuole continuare a esistere). E questo vale non solo per le aziende del settore ma anzitutto e soprattutto per le biblioteche e per gli stessi bibliotecari che sono chiamati a mettersi in gioco e modificare i loro processi lavorativi. I nostri clienti più importanti sono costantemente impegnati su questo fronte nonostante la scarsità di risorse. Dal design thinking ai progetti di collaborazione con la community di Wikipedia, dallo sviluppo e dalla sperimentazione di nuovi servizi per gli utenti alle innovazioni organizzative delle reti di cooperazione, e si potrebbe continuare per un bel po’: basta guardarsi in giro per capire che le biblioteche italiane impegnate con comunità reali stanno investendo in innovazione pur trovandosi nel periodo probabilmente peggiore della loro storia recente dal punto di vista dei mezzi economici.

Ecco, noi vogliamo far parte di *questa* comunità bibliotecaria e partecipare a *questo* processo nel modo più efficiente e propositivo possibile. Schumpeter parlava dell’innovazione come “distruzione creativa” e oggi il termine di moda è “disruption”. A me piace invece pensare a un processo di “cooperazione creativa” nel quale tutti (soggetti pubblici, privati, no-profit) sono costretti a mettersi in gioco e a innovare a ciclo continuo, a spirale, per trovarsi un millimetro più avanti l’anno successivo.

Ed eccoci quindi di nuovo al tema di partenza. Occuparsi di biblioteche digitali oggi significa investire in ricerca continua e muoversi a spirale come Archimede comanda. Oppure non significa nulla.

Buone feste a tutti

Giulio Blasi

*anche se poi probabilmente un po’ lo siamo

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